La Perdonanza Celestiniana e la Porta Santa di Collemaggio: riti e simboli della festa del perdono

9 febbraio 2012
Ase

 

Celestino V. Un monaco, un Papa, un Santo. Un uomo nel tempo ‘fuori dal suo tempo’, che in assoluta umiltà ha introdotto i suoi contemporanei nelle fila di una compromissione della storia personale con quella più ampia della salvezza, decretandone l’iniziazione attraverso la Inter Sanctorum solemnia, la Bolla il cui portato documentale trascrive l’autentico sostrato di valori, simboli e significati capaci di oltrepassare i confini territoriali dell’Aquila per costituirsi ponte tra l’oggi e l’eco lontana del 29 agosto 1294. Questo testo, attraversando criticamente 717 anni di storia, affida a quel nome il coraggio di un gesto rivoluzionario, un gesto che ha consegnato al mondo il prototipo del Giubileo, presentandosi esso stesso quale primo esperimento nel XIII secolo ormai al tramonto, e traccia il percorso di una spiritualità locale che s’imprime nella magniloquenza architettonica della Basilica di Collemaggio, dallo stesso pontefice voluta ed eletta scenario dell’evento, concentrandosi sulla Porta Santa quale elemento fisico più rappresentativo, vibrante di quella sinergia che fa dell’architettura il linguaggio prescelto per la trascrizione materica degli alfabeti della cristianità, del sentimento, della presenza di Dio nella storia del suo popolo. Il tentativo di esaminare la struttura rituale dei testi liturgici del Rito di Apertura della Porta Santa di Collemaggio ha posto in evidenzia il fondamento teologico-ecclesiale del particolare rapporto sacramentale esistente fra “chiesa-edificio” e Chiesa- Popolo di Dio, chiaramente espressa nelle premesse e nei testi eucologici che hanno evidenziato, pensando ad esempio alla processione e alla sosta davanti alla Porta Santa, la natura pellegrinante della comunità cristiana immagine suggestiva della Chiesa-Comunità che è in cammino lungo la storia, chiamata a varcare la soglia per entrare nell’aula regale dove celebrare i divini misteri. E nel porsi strumento di decodifica del complesso rituale cui la liturgia affida l’apertura e la chiusura dei festeggiamenti, queste pagine rappresentano il primo compiuto scritto attorno a quell’insieme di gesti e parole che trasformano in preghiera l’emozione di un dono antico che, ogni anno, si rinnova lasciando che siano due tramonti a segnare gli estremi di un giorno che, ben oltre il limite fisico di quella Porta, introduce al vero Perdono.

 

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